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ARTE  ·  06. aprile 2026

Il ritmo dell’occhio. Don Bronstein e la scena jazz a Chicago 1953 – 1968 alla Triennale di Milano

di Redazione

Fino al 17 maggio potrete visitare in Triennale Milano la mostra "Il ritmo dell’occhio. Don Bronstein e la scena jazz a Chicago 1953 – 1968", a cura di Filippo Fossati e Nicola Ricciardi, e concepita nel contesto di miart.

L’esposizione è la prima mostra europea dedicata a Don Bronstein (Chicago, 1926–1968), fotografo, grafico e direttore artistico la cui opera ha attraversato in modo silenzioso ma decisivo la cultura visiva americana del dopoguerra, e segna la prima presentazione organica del suo lavoro in Europa.

Il ritmo dell’occhio presenta una selezione di 25 immagini tratte da uno dei corpi di lavoro più intimi: la scena jazz e blues di Chicago, ritratta nei club e negli studi di registrazione con la stessa discrezione che caratterizza tutto il suo lavoro. Le fotografie in mostra, realizzate tra il 1953 e il 1968, rivelano un corpus di opere fondato sull'osservazione e sullo scambio: immagini che si muovono tra performance e pausa, tra presenza e atmosfera, e che ritraggono celebri protagonisti della scena jazz, tra i quali Miles Davis e Nat King Cole.

Lavorando in stretta prossimità con i suoi soggetti, Bronstein sviluppava relazioni che consentivano un eccezionale grado di apertura. Fotografo per riviste e per la grafica musicale, i suoi scatti sono caratterizzati da una forte improvvisazione; con i suoi soggetti, il fotografo costruiva relazioni autentiche e durature, da cui nascevano ritratti di rara intensità. Nelle fotografie esposte in mostra si percepisce la capacità di muoversi tra i musicisti senza disturbare. Senza filtri né artifici, il suo occhio riusciva a entrare nella scena dall'interno, pronto a carpire un frammento di realtà: uno sguardo, una mossa, una stranezza, la pausa prima di una nota.

Analizzando le sue immagini è possibile ritrovare, oltre all'esordio di un autore che forgia il suo linguaggio, anche l'inizio di un'operazione conoscitiva, un atto di scoperta e di verifica delle possibilità del mezzo fotografico. Tra il 1953 e il 1968, Bronstein stava già scrivendo, con la sua macchina, le regole del proprio lavoro e della propria idea di estetica.

La mostra inaugura inoltre un percorso di ricerca che troverà continuità in Triennale nei mesi a seguire con Henri Matisse. Jazz as a Method, a cura di Viviana Bertanzetti e Nicola Ricciardi: un ulteriore capitolo di approfondimento che, a partire dall’opera Jazz (1947) del maestro francese, estenderà la riflessione al rapporto tra arti visive, composizione e sperimentazione editoriale.

 

 



I Partner istituzionali Deloitte e Fondazione Deloitte, Lavazza Group e Salone del Mobile.Milano sostengono Triennale Milano anche per questo progetto.

 

 

 

 

 

 

 

 



crediti foto: Gianluca Di Ioia (da ufficio stampa Triennale)

tagPlaceholderTag: arte

 

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