di Laura Frigerio
Esce nelle sale italiane il 23 marzo (grazie a Halley Pictures srl e Flat Parioli srl) "Sangue d'oro", il nuovo film di Dario Germani che
mischia azione e sacralità in una trama avvincente.
La trama? Un commando paramilitare fa irruzione in una chiesa all’interno del Vaticano per impossessarsi di un’ampolla contenente il sangue di Cristo. Durante uno scalo a Manila, l’ex comandante
delle forze speciali Jake Mitchel e sua moglie finiscono per trovarsi coinvolti in una situazione imprevista e drammatica che porterà l’azione fino al deserto del Sahara. Altra naturalmente non
vi diciamo, perché vi invitiamo di andare al cinema.
Protagonisti sono Lorenzo Buran e Nathalie Rapti Gomez. Nel cast anche nel cast Casper Kabri, Robert Madison, Mike Lloren, David Brass, Anna Maria Tursi, Diego Romero,
Chaima Essahibi, Daryl Anour e Tommaso Germani.
Noi abbiamo intervistato l'attrice Nathalie Rapti Gomez, volto molto amato dal pubblico italiano che ha avuto modo di conoscerla nel corso degli anni sia grazie al cinema che
alla serialità.
Chi è Sofia, il personaggio che interpreta in "Sangue d'oro"?
«Sofia è una donna fragile ma profondamente resiliente. Viene rapita da una setta misteriosa che vuole sfruttare il suo sangue, ritenuto prezioso per ragioni che poi vedrete nel
film».
Come si è preparata per questo ruolo?
«Ho usato tanta fantasia ed intelligenza emotività. E poi c’è un lato di me che amo particolarmente: quello che si diverte nei film d’azione, tra sparatorie e combattimenti. In questo senso sono
un po’ maschiaccio…e ne vado fiera. Mi affascina quando lo sforzo emotivo di un personaggio si trasforma in azione fisica, diventando il modo per superare i propri limiti interiori e le
circostanze della vita. È stata una sfida intensa, ma profondamente stimolante».
Cosa l'ha affascinata fin da subito in questo film?
«La sceneggiatura era dinamica e intrigante, capace di tenerti costantemente dentro la storia. È stato anche speciale tornare a creare insieme a Dario Germani, in questo nostro secondo film.
Adoro lavorare con registi talentuosi, versatili e dotati di grande sensibilità. E poi… amo la giungla. E il posto in natura qui mi sento più a casa».
Questa non è la prima volta che lavora con il regista Dario Germani giusto?
«Sì, ed è sempre un piacere, perché insieme riusciamo a far emergere le scene in modo quasi magico, nonostante i mille imprevisti. Spesso riusciamo a trasformare le difficoltà in opportunità,
trovando soluzioni che funzionano persino meglio di quanto avevamo immaginato all’inizio».
Ci sono state delle scene da interpretare più difficili di altre?
«Sì, c’è una scena che si vede anche nel trailer, molto breve ma intensa. Era una sequenza onirica in cui il personaggio sembra quasi dissolversi nel buio. Ero sdraiata a terra e dovevo essere
trascinata all’indietro con un’attrezzatura costruita apposta. Avevo tutte le protezioni per evitare di farmi male, ma eravamo nella giungla, su un terreno ruvido pieno di pietre e radici ed era
pure in pendenza, quindi non è stato semplice renderla davvero funzionale. Ripetendola più volte si è fatto notte, e a quel punto tutto è diventato molto meno controllabile del previsto. Ma
proprio lì è successo qualcosa di interessante: quella perdita di controllo ha dato alla scena un’atmosfera ancora più autentica e suggestiva».
Prossimi progetti?
«Ve lo svelo la prossima volta. Per ora è ancora top secret».
crediti foto red carpet: Ernesto Ruscio
crediti foto di scena: ufficio stampa Francesco Lomuscio
