di Redazione
Non servono miniere d’oro per trovare tesori: a volte basta aprire un cassetto. E quelli degli italiani sembrano essere davvero pieni di oggetti inutilizzati, pronti a trasformarsi in opportunità
economiche inaspettate. In ogni casa italiana si nascondono, infatti, in media 36 oggetti che non si usano più: spiccano scarpe, giocattoli, oggetti decorativi come soprammobili e ceramiche, e
ancora smartphone, videogiochi e tantissimi oggetti da collezione, dai fumetti ai francobolli fino alle carte Pokémon. Tutti articoli che sembrano aver perso valore ma che, se rivenduti, possono
tramutarsi in guadagni concreti, più spazio in casa e un approccio più consapevole al consumo.
Per questo, vendere online oggetti di seconda mano è una pratica sempre più diffusa: più del 60% degli italiani ha venduto un articolo inutilizzato nell’ultimo anno. Con guadagni fino a €200 per
oltre 2 persone su 3, a conferma che la rivendita online può rappresentare una forma di microeconomia intelligente che ottimizza le risorse personali e promuove abitudini finanziarie più
consapevoli tra le famiglie italiane, contribuendo a implementare l’economia circolare.
Questo è il quadro che emerge dalla ricerca “I “tesori” nascosti nelle case italiane: da oggetti inutilizzati a opportunità inaspettate”, condotta da Ipsos per
eBay, marketplace globale e pioniere dell’e-commerce peer-to- peer (C2C) in Italia da 30 anni, che
fotografa trend, motivazioni e stili di vita degli italiani nel rapporto con gli oggetti usati e il loro potenziale valore nella vendita online.
A vendere online sono principalmente le fasce di età più giovani, rispetto agli over 45: oltre il 70% di chi ha venduto almeno un oggetto negli ultimi 12 mesi ha tra i 18 e i 44 anni. La
propensione cresce anche tra le persone con un titolo di studio elevato, mentre non ci sono differenze significative tra uomini (63%) e donne (60%) e aree geografiche di provenienza.
Ma quando si vende di più? Più della metà degli italiani (51%) ritiene che non esista un momento preciso dell’anno o della vita in cui sia più probabile vendere online, ogni momento è buono.
Tuttavia, tra chi individua dei periodi più propizi, emergono i traslochi (19%), l’arrivo della primavera (16%), prima o dopo le vacanze estive (19%) seguiti da fasi di cambiamento come
l’allontanamento dei figli da casa, un lutto (7%), separazioni o divorzi (6%) e la nascita di un figlio (4%). Su eBay, invece, un altro dei momenti più vivaci per l’attività C2C è quello che
precede e segue le festività di fine anno: si vende per fare spazio e mettere da parte qualcosa in vista delle spese extra o dei regali, ma anche per rimettere in circolo, con meno remore
rispetto al passato, i doni poco apprezzati che un tempo finivano dimenticati o riciclati.
“La storia di eBay inizia nel 1995 con la vendita di un puntatore laser rotto, a dimostrazione che anche ciò che sembra privo di valore può trovare il suo acquirente ideale” commenta Margot
Olifson, Country Manager di eBay in Italia. “Da quell’episodio è nato un modello innovativo di commercio tra persone, che ancora oggi guida il nostro marketplace: mettere in connessione milioni
di individui con passioni e interessi diversi e trasformare oggetti inutilizzati in nuove opportunità. Ogni anno, su eBay.it vengono messi in vendita oltre 10 milioni di articoli da parte di
venditori privati: è la riprova che il nostro marketplace è il luogo dove praticamente qualsiasi oggetto può trovare una seconda vita. Il nostro impegno è continuare a rendere questa esperienza
semplice, sicura e accessibile a tutti.”
UN PATRIMONIO NASCOSTO IN OGNI CASA
Quanti oggetti inutilizzati abbiamo davvero in casa? Più di quanti pensiamo: l’87% degli italiani dichiara di possedere almeno un articolo che non usa più e il 10% non sa nemmeno quanti siano.
C’è chi è riuscito a contarne fino a 25 (31% degli intervistati), chi ne elenca fino a 50 (33%) e chi addirittura ne conta 100 (16%) e oltre (8%), per una media di 36 oggetti “nascosti” in ogni
abitazione.
Le scarpe sono gli oggetti più diffusi e anche quelli che si è più disposti a vendere (41%), seguite da giocattoli (39%), decorazioni per la casa (38%), borse (32%), vinili e DVD (28%),
accessori, come gioielli e occhiali (26%), smartphone (26%), videogiochi (26%) e fumetti (23%). Tra gli articoli da cui si fa più fatica a staccarsi nonostante l’inutilizzo si trovano, invece,
libri antichi e/o di arte, console per videogiochi, poster, quadri o decorazioni murali (19%), tablet o computer e orologi (18%) e oggetti da collezione, tra cui monete (13%), carte Pokémon (12%)
e francobolli (10%).
Una classifica che si ribalta se si pensa che sono proprio gli oggetti da collezione che potrebbero fruttare un guadagno superiore se si decidesse di metterli in vendita, con una stima di
profitto di oltre €200.
Una fotografia che si rispecchia anche su eBay.it, dove le categorie più popolari per la vendita C2C spaziano dagli orologi alle trading card, dagli smartphone ai videogiochi, passando per
console, abbigliamento, libri, fumetti e componenti tech come le schede grafiche, con prezzi medi di rivendita che confermano ulteriormente il potenziale economico della rivendita di oggetti
usati.
E ci sono casi in cui il valore può raggiungere cifre considerevoli. Come quello di un venditore privato italiano che, nel luglio 2022, ha concluso la vendita di un Rolex Daytona 116500LN Black
Dial per 16.500 euro, la transazione di maggior valore mai registrata da un privato su eBay in Italia.
Ma la vendita dell’usato è anche una questione di velocità e alcune categorie si vendono in tempi record: quella “carte da collezione singole” è la più rapida in assoluto su eBay, con una media
di 2,41 minuti per articolo. Seguono i libri di saggistica e i giocattoli, a conferma di come il mercato dell’usato sia dinamico e redditizio.
TREND E MOTIVAZIONI DELLA VENDITA ONLINE
Nonostante la consapevolezza del valore potenziale, alla domanda su cosa si è soliti fare con gli oggetti che non servono più, il 10% dichiara di buttarli, il 28% di regalarli e il 35% di
conservarli. Solo il 27% li vende abitualmente, sebbene un significativo 68% degli intervistati esprimerebbe il desiderio di farlo. Desiderio che trova un riscontro concreto nel fatto che il 61%
degli intervistati ha venduto almeno un oggetto online nell’ultimo anno, con una media di quasi 8 articoli a persona. Il 27% ha venduto da uno a cinque oggetti, il 20% da sei a dieci, il 9% tra
undici e quindici, mentre il 6% ha superato i quindici articoli venduti. E la tendenza sembra destinata a consolidarsi: oltre la metà di chi ha venduto online nell’ultimo anno (55%) prevede di
farlo nella stessa misura anche quest’anno, mentre il 22% pensa di aumentare addirittura la propria attività.
Le motivazioni? Innanzitutto, guadagnare (45%) e liberare spazio in casa (44%). Ma c’è chi lo fa per dare una seconda vita a ciò che non usa più (38%), per evitare lo spreco (35%), o per
sostituire vecchi oggetti con altri più utili o desiderati (23%).
Guardando ai profitti “extra”, i numeri si fanno interessanti: il 62% dichiara di avere guadagnato somme che arrivano fino a €200 con una media complessiva che si aggira intorno ai €192, con
picchi di €300 per il 19% del campione e di €500 per il 9%.
I benefici derivanti dalla vendita di oggetti usati online influenzano le abitudini e gli stili di vita degli italiani, contribuendo a nuove forme di risparmio, di consumo e di scelte di vita
quotidiana. Il 35% del campione, infatti, decide di mettere da parte i soldi guadagnati, oppure di investirli per coltivare hobby, uscire e fare attività con la famiglia (27%), far fronte a
bollette e spese domestiche (26%), acquistare nuovi prodotti (21%), spesso in sostituzione di quelli appena venduti. Una buona parte sceglie l’usato anche per i propri acquisti (14%), mentre una
minoranza decide di donare i guadagni ottenuti in beneficenza (5%).
VENDERE ONLINE SI, MA IN MODO FACILE, VELOCE E SICURO
Per coloro che decidono di non vendere online (39%), le principali barriere sono legate alla percezione che sia un’attività che richiede troppo tempo (23%) o difficile da gestire (21%). C’è anche
chi ha provato senza successo (20%) o dichiara semplicemente di non essere interessato (19%). Altri ostacoli riguardano la mancanza di competenze digitali (17%), il timore di non ottenere il
guadagno desiderato (15%) o l’attaccamento agli oggetti, che porta alcuni a preferire di conservarli (12%) o a non volersene separare (10%).
In questo scenario, la scelta della piattaforma giusta diventa cruciale. Gli italiani cercano prima di tutto sicurezza nei pagamenti (48%), facilità di utilizzo (31%) e informazioni sui costi di
commissione o opzioni di vendita gratuita (31%). Ma risulta importante anche realizzare il miglior prezzo di vendita (24%), la popolarità della piattaforma web (21%), la possibilità di scegliere
il metodo di consegna (16%), oltre all’opportunità di vendere a livello internazionale (12%) o di accumulare credito virtuale da reinvestire in nuovi acquisti sullo stesso sito (12%) e il numero
di utenti attivi (11%).
Con oltre 10 milioni di articoli messi in vendita ogni anno da privati in Italia, eBay è oggi è uno dei mercati più grandi e più vivaci al mondo, con la possibilità di accedere a 134 milioni di
acquirenti attivi in oltre 190 mercati. E a confermare la vitalità del mercato C2C in Italia sono le regioni: la Lombardia e il Lazio si distinguono come le più attive sia per venditori sia
per acquirenti su eBay.it, seguite da Campania per chi vende e da Emilia-Romagna per chi compra.
La piattaforma di e-commerce globale ha costruito un ecosistema affidabile che consente alle persone di vendere il proprio catalogo di prodotti praticamente sempre e ovunque, puntando a
proteggere la sicurezza dei propri utenti e l'integrità dei prodotti venduti sulla piattaforma, attraverso trasparenza e programmi di protezione venditori come la Garanzia cliente eBay, rendendo
la vendita online una pratica semplice, sicura e alla portata di tutti.
L'IDENTIKIT DEI VENDITORI ITALIANI ONLINE
Dai risultati della ricerca condotta da Ipsos per eBay emerge quindi un mosaico di comportamenti e motivazioni che raccontano l’universo della compravendita tra privati: un ritratto vivido che si
traduce in quattro profili distinti di venditori C2C.
Fashioniste circolari
Principalmente donne sotto i 34 anni, sono attente allo stile e all’ambiente. Non vendono per il profitto, ma per dare una “seconda vita” agli oggetti, un gesto che porta beneficio al guardaroba
e al pianeta. Si accontentano di piccole somme (spesso meno di 100 €) e, se un articolo non viene venduto, preferiscono donarlo piuttosto che sprecarlo. Il loro guardaroba è una miniera d’oro:
scarpe, borse, accessori e vestiti sono gli articoli che vendono di più, insieme a oggetti decorativi che non si adattano più al nuovo arredamento. Il loro motto è: “Il tesoro è nell’armadio, lo
stile è fatto per circolare.”
Cash-makers dell’usato
Uomini adulti tra i 35 e i 54 anni, sono pragmatici e attenti al valore delle cose. Per loro vendere è un atto di efficienza: liberare spazio, evitare sprechi e ricavare profitto. Il guadagno (in
media tra 100 e 300€) è un forte incentivo, e viene spesso reinvestito in nuovi acquisti, anche di seconda mano. Nulla viene buttato: ciò che non è più utile viene rimesso in circolo. I loro
“tesori” sono oggetti tecnologici o da collezione: smartphone, tablet, console, fotocamere, ma anche videogiochi, vinili, fumetti e orologi, di cui sono veri conoscitori. Il loro motto è: “Fai
spazio al nuovo, dai valore al vecchio.”
Genitori svuota-tutto
Genitori tra i 35 e i 54 anni, impegnati tra famiglia e lavoro e con la necessità di gestire tempo e risorse. Vendono principalmente per “fare spazio”: una missione dettata dal flusso continuo di
giocattoli, libri e vestiti che hanno in casa. Per loro il decluttering diventa un’arte, con guadagni consistenti (200–500 €) che tornano utili per le spese domestiche o nuove esigenze.
Pianificano le vendite online in momenti chiave, come l’estate o le fasi di crescita dei figli. Si liberano soprattutto di ciò che i bambini non usano più: libri, giocattoli, persino carte
Pokémon che non fanno più parte della collezione. Il loro motto è: “Meno disordine, più libertà (e qualche euro in più).”
Minimalisti digitali
Giovani della Gen Z, nativi digitali che tendono ad accumulare meno oggetti e prediligono uno stile di vita minimalista. Per loro la vendita online è uno strumento per rimanere organizzati e
mettere da parte denaro (spesso fino a 500 €) da destinare a obiettivi futuri. Si liberano degli oggetti con consapevolezza, e senza categorie fisse: le loro vendite sono situazionali, spesso
legate a eventi come traslochi o cambi di stagione. Il loro motto è: “Leggeri nel presente, pronti per il futuro.”
crediti foto: ufficio stampa eBay
