Deeply: Ben Edmunds e Felix Treadwell in mostra alla galleria Patricia Armocida

di Laura Frigerio

Torniamo a dare spazio all'arte, quella da scoprire. 
La galleria Patricia Armocida di Milano (in via Filippo Argelati 24) ospiterà dal 23 gennaio (vernissage alle ore 19) al 15 marzo "Deeply", la prima mostra personale in Italia di Ben Edmunds e Felix Treadwell a cura di Tiziana Castelluzzo.


Per l’occasione saranno presentate sei opere di grandi dimensioni a tecnica mista su tela.


Ben Edmunds è interessato alle confluenze tra astrazione e figurazione, tra pittura e grafica, tra creazione d’immagini e marketing.
Nelle sue opere impiega un’ampia varietà di tecniche artistiche associate all’artigianato e alle arti applicate domestiche, come le tinture e il ricamo.

I suoi lavori sono ispirati da molteplici fonti: dagli scritti dei teorici del gioco Johan Huizinga e Roger Caillois dalla musica chill out della storica etichetta londinese Ministry of Sound, dall’astrazione post bellica americana, dalla grafica dell’attrezzatura sportiva e dalle attività del tempo libero che sono al centro del suo lavoro.

La ricerca artistica di Ben Edmunds rispecchia i due tempi di fruizione visiva del consumatore contemporaneo. Il movimento veloce e accelerato, rappresentato con cavi di shock e moschettoni su profili di tele sagomate, si contrappone al ritmo lento e contemplativo dei suoi dipinti che raffigurano spazi senza confini, nebbiosi e dagli allusivi richiami naturali.

Ben Edmunds ricrea sottili strati di tintura su tele di cotone che mutano nel tempo diventando più profondi e ricchi al variare delle luci, delle atmosfere e degli stati d’animo.

Il lavoro di Felix Treadwell invita a una riflessione sull’impatto che la cultura di Internet sta avendo le nuove generazioni, modificandone le interazioni e le relazioni. L’identità con la quale i giovani si confrontano non è più solo fisica e reale ma virtuale e intangibile. Treadwell ritrae l’isolamento e la vulnerabilità degli adolescenti, in bilico tra insicurezza e conformità, rendendo concrete le paure in cui ciascun teenager si riconosce e ciascun genitore rivede i propri figli.

Il giovane artista inglese, nato e cresciuto durante l’ondata dei media giapponesi degli anni ‘90, abbraccia uno stile che riecheggia quello nipponico del dopoguerra, contrapponendo a figure ben caratterizzate e dal puro gusto giapponese kawaii (“carino” in giapponese), scenari fumettistici poco definiti, che suggeriscono allo spettatore una lettura più oscura e profonda. Grazie all’utilizzo dell'aerografo, che conferisce morbidezza e fragilità ai suoi soggetti, Treadwell definisce una sorta di collage narrativo, creando una storia intorno ai suoi personaggi che compiono semplici azioni quotidiane.