Ford, sempre più eco, pensa al bambù

di Laura Frigerio

Viaggiare su un'auto che rispetta l'ambiente e tutta un'altra cosa e lo sa anche Ford, che da qualche tempo sta utilizzando materiali sostenibili e riciclati. La società ha recentemente annunciato la collaborazione con Jose Cuervo®, il noto brand di tequila, per testare il materiale bio-plastico che deriva dagli elementi di scarto delle piante di agave, al fine di utilizzarlo nella produzione industriale di componentistiche auto, sia per gli interni che per gli esterni.

Però non ha ha intenzione di fermarsi qui ed è sempre alla ricerca di soluzioni ecosostenibili. È per questo che sta prendendo in considerazione il bambù, il noto vegetale sempreverde, le cui proprietà ne fanno uno dei materiali naturali più vigorosi al mondo. Mentre per la realizzazione di nuovi materiali come la fibra di carbonio e l’alluminio leggero sono stati necessari ingenti investimenti in R&S, il bambù è reperibile in natura e ha la capacità di crescere di oltre un metro al giorno.

Entro pochi anni, gli interni delle automobili potrebbero essere costituiti da componenti ad alta resistenza ottenuti dalla combinazione tra bambù e plastica. Le potenzialità della pianta di bambù sono oggetto di ricerca da oltre un secolo.

Lo stesso Thomas Edison la utilizzò per gli esperimenti che lo condussero allo sviluppo della prima lampadina. Anche nell’ambito delle costruzioni, il bambù è noto per la resistenza alla trazione e il carico di rottura da sollecitazione molto elevato, caratteristiche tali da rendere il bambù vincente se messo in competizione con alcuni metalli. Inoltre, rispetto ad altre piante che impiegano almeno una decade per raggiungere il pieno della crescita, il bambù impiega tra i 2 e i 5 anni, grazie ad una rigenerazione dello stelo molto veloce. Ford ha sottoposto il bambù a diversi test di resistenza (come la trazione e l’urto) valutando come il vegetale risponda complessivamente meglio rispetto ad altre fibre, sia sintetiche che naturali. Inoltre, è stato riscaldato a oltre 100° per testarne la capacità di resistenza al calore.

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